Uno straniero in Olondria di Sofia Samatar: trama e tropes
Uno straniero in Olondria
genereTrama
Jevick, figlio di un coltivatore di pepe, è cresciuto ascoltando le storie dell'Olondria — una terra nel nord dove i libri sono comuni quanto sono rari nella sua casa, e che sua madre chiama, con un misto di timore e fascinazione, "il Paese dei Fantasmi". Alla morte del padre ne eredita il mestiere e parte per il consueto viaggio annuale verso i mercati olondriani. Tutto sembra procedere alla perfezione finché, nel mezzo della Festa degli Uccelli — celebrazione colma di canti, danze sfrenate ed eccessi di ogni sorta — il fantasma di una ragazzina analfabeta comincia a perseguitarlo. Smarrito e disperato, Jevick si rivolge ai sacerdoti dell'impero in cerca di aiuto, ma si ritrova intrappolato nella contesa tra i due culti dominanti dell'Olondria. Mentre il Paese ribolle sull'orlo della guerra, è costretto a confrontarsi con lo spirito della giovane e a conoscerne la storia: è l'unica possibilità di liberarla. E, così facendo, liberare sé stesso. Ne nasce un'odissea che mette a nudo e sconvolge la sua idea di arte e di vita, di patria e di esilio — e dei confini di quella che è forse la più seducente tra le negromanzie: la lettura. Un fantasy letterario e contemplativo ambientato in un mondo ricco di culture e conflitti religiosi, dove un giovane mercante, un fantasma e il potere sovversivo della scrittura si intrecciano in un viaggio che trasforma ogni certezza.